ll dibattito sull’obbligo del casco per i ciclisti riemerge ciclicamente in Italia, in particolare in occasione di revisioni o proposte di modifica del Codice della Strada.
È un confronto che intreccia sicurezza individuale, politiche pubbliche, mobilità urbana e salute collettiva.
Attualmente, in Italia non esiste un obbligo generalizzato di indossare il casco per i ciclisti adulti. Il riferimento normativo principale è il Decreto Legislativo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada), in particolare l’articolo 182, che disciplina la circolazione dei velocipedi senza prevedere tale obbligo.
Evidenze scientifiche e contesto normativo
Numerose revisioni sistematiche e meta-analisi internazionali indicano che l’uso del casco riduce in modo significativo il rischio di trauma cranico in caso di incidente.
La riduzione stimata varia dal 49% fino a oltre il 60%, con un effetto ancora più marcato sui traumi gravi.
Questi dati derivano prevalentemente da studi su incidenti reali e confermano l’efficacia del casco come protezione individuale.
Le esperienze di Paesi che hanno introdotto l’obbligo generalizzato del casco mostrano risultati articolati.
Da un lato aumenta sensibilmente l’uso del casco; dall’altro, in diversi contesti, si è osservata una riduzione significativa dell’uso della bicicletta come mezzo di trasporto quotidiano.
Alcune analisi segnalano benefici limitati sulla mortalità complessiva, soprattutto se confrontati con la riduzione della mobilità attiva.
Prevenzione e politiche di sicurezza stradale
Molti studi e indirizzi europei evidenziano che i maggiori benefici in termini di sicurezza derivano da interventi strutturali, tra cui:
- moderazione della velocità urbana
- infrastrutture dedicate
- educazione stradale
- miglioramento della visibilità
In questo quadro, il casco rappresenta una misura di prevenzione secondaria, utile quando l’incidente avviene, mentre le politiche urbane incidono sulla probabilità che l’incidente si verifichi.
Il casco è uno strumento efficace di protezione individuale, ma non una soluzione unica o risolutiva.
La scelta legislativa italiana, finora orientata a non introdurre un obbligo generalizzato, riflette la complessità del tema e la necessità di bilanciare sicurezza, mobilità e salute pubblica.
La responsabilità individuale, affiancata a politiche di sicurezza stradale inclusive e sistemiche, resta un elemento centrale.