Viviamo più a lungo. Ma siamo preparati economicamente alla non autosufficienza?

Coppia di anziani sorridenti si abbraccia sul divano di casa, immagine simbolo di longevità, benessere e pianificazione del futuro.

Vivere più a lungo è una delle grandi conquiste della nostra società.

I progressi della medicina, della prevenzione e delle condizioni di vita hanno progressivamente aumentato la nostra aspettativa di vita.

I dati più recenti lo confermano: secondo ISTAT, nel 2025 la speranza di vita in Italia ha raggiunto 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne. Gli over 65 rappresentano ormai circa un quarto della popolazione.

Una buona notizia, che porta però con sé una domanda alla quale siamo meno abituati a rispondere: siamo preparati non soltanto a vivere più a lungo, ma anche ad affrontare economicamente gli anni in cui potremmo avere bisogno dell’aiuto di qualcuno?

Longevità e autonomia non sono la stessa cosa

Quando pensiamo alla pianificazione del nostro futuro, tendiamo a concentrarci soprattutto sulla pensione: quanto percepiremo, quando smetteremo di lavorare e quali risparmi avremo a disposizione.
C’è però un’altra variabile da considerare: il livello di autonomia che avremo negli anni più avanzati della nostra vita.
La non autosufficienza è la condizione in cui una persona non riesce più a svolgere autonomamente alcune attività essenziali della quotidianità, come muoversi, lavarsi, vestirsi o alimentarsi, e necessita quindi di un’assistenza continuativa.
Non è una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. È però un rischio che diventa più rilevante con l’avanzare dell’età e che merita di essere inserito nella propria pianificazione economica e familiare.

Quando un bisogno di salute diventa anche un bisogno economico

Perdere la propria autonomia non comporta soltanto la necessità di ricevere cure.
Può essere necessario ricorrere a un assistente familiare, modificare l’abitazione per renderla più accessibile, sostenere costi per servizi domiciliari oppure valutare l’ingresso in una struttura specializzata. A questi costi diretti se ne possono aggiungere altri meno immediatamente visibili.
Un figlio può avere bisogno di ridurre il proprio orario di lavoro. Un coniuge può diventare il principale caregiver. La famiglia può essere chiamata a riorganizzare tempi, spazi e risorse economiche per garantire l’assistenza necessaria.
La non autosufficienza diventa così un tema che riguarda contemporaneamente salute, reddito, patrimonio e organizzazione familiare.

Anche le famiglie stanno cambiando

C’è poi un altro fenomeno da considerare. Non soltanto viviamo più a lungo: viviamo sempre più spesso in nuclei familiari piccoli o da soli.
Secondo le previsioni ISTAT, nel 2025 circa 4,6 milioni di persone che vivono sole hanno almeno 65 anni. Entro il 2050 potrebbero diventare 6,6 milioni. Nello stesso periodo aumenteranno in modo significativo anche gli ultrasettantacinquenni che vivono soli.
È un cambiamento importante perché, storicamente, una parte considerevole dell’assistenza agli anziani è stata garantita proprio dalla famiglia.
Famiglie più piccole, maggiore mobilità geografica e un numero crescente di persone sole rendono quindi necessario interrogarsi anche su chi potrà fornire assistenza e con quali risorse.

Dettaglio delle mani di due persone anziane che camminano insieme all'aperto, simbolo di longevità, autonomia e sostegno reciproco.

Quanto costa perdere la propria autonomia?

Non esiste naturalmente una cifra valida per tutti.
Il costo dipende dal livello di assistenza necessario, dal numero di ore giornaliere, dal ricorso all’assistenza domiciliare o a strutture dedicate e dalla durata della condizione di non autosufficienza.
Una recente analisi ANIA sul rischio di non autosufficienza evidenzia proprio la possibile distanza tra le risorse pubbliche disponibili e il costo complessivo di un’assistenza continuativa.
Il punto, quindi, non è provare a prevedere esattamente quanto spenderemo.
È capire se il nostro equilibrio economico sarebbe in grado di sostenere una nuova spesa importante e potenzialmente prolungata nel tempo.

Prepararsi non significa prevedere il futuro

Pensare alla non autosufficienza quando si è ancora autonomi può sembrare prematuro. In realtà è proprio questa la fase nella quale è possibile ragionare con maggiore lucidità sulle proprie esigenze future.
Una buona pianificazione può partire da alcune semplici domande:

  • Quali risorse economiche avrei a disposizione?
  • Quale parte dei costi potrebbe ricadere sulla mia famiglia?
  • Potrei sostenere un’assistenza continuativa per diversi anni?
  • Quali forme di assistenza pubblica o integrativa conosco?
  • Ho già strumenti di tutela che intervengono in caso di perdita dell’autosufficienza?

Sono domande che non richiedono necessariamente una risposta assicurativa. Risparmi, patrimonio personale, welfare pubblico, previdenza e protezioni assicurative possono concorrere in modo diverso alla costruzione della propria sicurezza futura.
L’aspetto importante è conoscerli e valutarli prima che emerga il bisogno.

Il ruolo delle coperture Long Term Care

Tra gli strumenti disponibili esistono anche le assicurazioni Long Term Care (LTC), pensate specificamente per il rischio di perdita dell’autosufficienza.
A seconda delle condizioni previste dal contratto, queste coperture possono riconoscere, in presenza dei requisiti stabiliti, una rendita periodica o altre forme di assistenza destinate a contribuire alle spese generate dalla non autosufficienza.
Non tutte le soluzioni sono uguali: possono cambiare le condizioni necessarie per il riconoscimento dello stato di non autosufficienza, l’importo delle prestazioni, l’età di ingresso, le esclusioni e le modalità di erogazione.
Per questo è importante leggere attentamente le condizioni contrattuali e valutare la soluzione in relazione alla propria situazione personale.

La longevità è una conquista. La consapevolezza aiuta a proteggerla

Quando parliamo del futuro tendiamo naturalmente a immaginarci autonomi, attivi e in salute. Ed è giusto farlo.
Una corretta cultura assicurativa, però, significa anche prendere in considerazione scenari meno prevedibili e comprenderne per tempo le possibili conseguenze economiche.

L’aumento della longevità ci pone quindi davanti a una nuova forma di pianificazione: non chiederci soltanto quanto ci servirà per vivere più a lungo, ma anche quali risorse potrebbero servirci qualora, in una fase della nostra vita, avessimo bisogno dell’assistenza di qualcun altro.

Perché prepararsi non significa aspettarsi che qualcosa accada. Significa avere più possibilità di scelta se dovesse accadere.

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